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A TAVOLA CON LA STORIA

L’intervista che segue è tratta dal mio libro “Incontri straordinari – 70 interviste con personaggi che hanno quel qualcosa in più” (Florence Art edizioni). Una galleria di ritratti che lasciano emergere storie minimali o epiche, raccontano i loro sogni, le speranze, le passioni alla ricerca di quella scintilla che li ha trasformati in numeri uno. Storie che ci ricordano che ognuno di noi è un “incontro straordinario”, un universo pieno di meraviglie da esplorare. (lu.don.)

Lo spaghettino è cotto al punto giusto, il sugo è delizioso. E ci mancherebbe altro, sono lontani i tempi della pasta scotta e degli italiani pizza e mandolino... E’ vero, in Germania quei tempi sono passati, e se i berlinesi oggi ci guardano con occhio diverso, se siedono al tavolo e si lasciano servire cucina e cultura italiana, in parte lo si deve a Massimo Mannozzi. Viareggino classe 1941, alle spalle quasi quarant'anni da protagonista nella dolce vita della capitale tedesca, e non solo in campo gastronomico.

Cena a Marburgerstrasse. Mezzanotte è passata da poco, il pubblico del dopoteatro si concede un ultimo bicchiere di Chianti prima di salutare. Fuori la Marburgerstrasse, a due passi dal centralissimo Ku'damm, viale dello shopping d'alto bordo, ha ancora parecchie luci accese, locali etnici soprattutto, e cabaret animati da coloratissime drag queen. L'insegna gialla del Bacco, lo storico locale di Mannozzi, è incastonata fra un ristorante cinese e un negozio russo di samovar. In vetrina una Lollo già attempata sorride a una giovanissima Sofia, regine di una parata di volti celebri che prosegue all'interno. Pelé e Shumacker, Albertone e Von Karajan, Willy Brandt e Freddy Mercury, Celentano e Benigni, centinaia di scatti rubati a notti vicine e lontane, dediche scherzose, bizzarre, poetiche.

Il miglior ristorante italiano. Barba e capelli candidi, sigaro toscano al lato della bocca, Mannozzi versa un altro po' di rosso e sfoglia i grandi album degli ospiti.

«Il Sirio Maccioni tedesco? Un paragone che non può che farmi piacere. Il miglior ristorante italiano in Germania? Così dicono, anche se in realtà un grosso concorrente c'è, e proprio qui a Berlino, in Friedrichstrasse, vicino al Reichstag, il parlamento tedesco; diversi clienti famosi me li ha portati via. Dispiaciuto? Macché. Come potrei? E’ il locale di mio figlio Alessandro. Lui è nato qui. Un talento naturale per questo mestiere, si è formato all'estero, con esperienze importanti in diversi Paesi, poi quattro anni fa ha ristrutturato e arredato uno spazio con la consulenza di un cugino viareggino, l'architetto Stefano Viviani. Così è nato il Bocca di Bacco, oggi_ non lo dico io ma le guide e i giornali specializzati _ il locale più trend della capitale. Così molti vip, specie delle nuove generazioni, alternano la cucina tradizionale del mio locale con quella sempre toscana ma rivisitata di Alessandro, curata dallo chef Loriano Mura, elbano di Marina di Campo. Ai fornelli del Bacco invece c'è oggi il bravissimo Patrizio, un cuoco di Sarzana, e prima di lui c'era l'emiliano Renzo Pasolini, ma per molti anni lo chef è stato un viareggino, Felice D'Agliano detto Felicino. Del resto da qui hanno iniziato tanti apprendisti cuochi viareggini, e parecchi di loro hanno aperto locali in Germania e in altri Paesi».

Dalla Versilia a Berlino. Massimo Mannozzi oggi fa la spola fra Berlino e Viareggio; a Lido di Camaiore ha un hotel, che manco a dirlo si chiama Bacco, dove in estate ospita tanti amici tedeschi. E in Versilia si rifornisce per le materie prime: da qui importa le verdure fresche e l'olio Dini, da San Miniato il tartufo, da tutta la Toscana una selezione di grandi vini. E’ stato il primo in Germania dalla fine degli anni Sessanta a fare cucina italiana come Dio comanda, a partire dalla pasta fatta in casa. E questo ha fatto la differenza.

Il padre di Mannozzi aveva una fornace a Viareggio. Lui inizia a viaggiare giovanissimo facendo il mozzo su una nave, frequenta poi la scuola alberghiera in Svizzera e a diciannove anni è già nella capitale tedesca, allora divisa in due dal muro, dove sposa Monika Herold, berlinese di tre anni più giovane. Lavora come cuoco in diversi locali, poi nel 1969, proprio nei giorni in cui la città è assediata per una ritorsione politica dai carrarmati russi, apre il Bacco. Il locale rimarrà lo stesso fino ad oggi, con i tavoli di solidissimo legno di Camaiore e i muri a calce, le luci soffuse e l'atmosfera calda, accogliente, mai kitsch.

Il successo della cucina toscana è immediato, il passaparola dei vip fa da cassa di risonanza. E da queste mura passa la storia con la s maiuscola. Come nel 1989, con la caduta del muro.

La caduta del muro. «Un cliente _ racconta Mannozzi _ la sera molto tardi mi disse che in più parti della città stavano abbattendo il muro. Alle sei di mattina ero già in bicicletta con mia moglie. Increduli, abbiamo partecipato ai festeggiamenti. Io ho svitato sette o otto cartelloni americani, di quelli che ammonivano a non entrare a Berlino Est, li ho ancora in cantina. Meglio ora o prima della caduta? Egoisticamente mi verrebbe da dire che per noi era meglio prima, quando Berlino ovest era un'isola, con gli americani che avevano interesse a tenerla su e la foraggiavano con soldi e agevolazioni sulle tasse. Era una città ricca, tanti giovani venivano qui perché‚ evitavano il servizio militare, era viva, piena di luci, di locali e di gente che li frequentava».

Capi di Stato e premi Nobel. Altro appuntamento con la storia, quando al Bacco si incrociano l'ex cancelliere Willy Brandt e l'ex capo della Stasi _ la polizia segreta della Ddr _ Markus Wolf, l'uomo che aveva causato la caduta del suo governo infiltrando una talpa alla cancelleria. Wolf è considerato il più grande 007 del secolo e scorso fra l'altro è appassionato di cucina italiana; ancora oggi è buon amico di Mannozzi, e ogni anno passa le vacanze nel suo hotel di Lido di Camaiore. Fra i capi di Stato presenti al Bacco Mannozzi ricorda oltre a Brandt, Helmut Kohl e Gehrard Schroeder, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro, oltre a diverse teste coronate.

Il Premio Bacco. Negli anni successivi Mannozzi darà vita al prestigioso Premio Bacco, collegato col Festival del cinema di Berlino, e a tante iniziative legate al mondo dell'arte e della cultura, come il Circolo incontri berlinesi dove mensilmente si ritrovano esponenti della comunità italiana e dell'intellighenzia italotedesca, da Renzo Piano a Gunther Grass, da Volker Schloendorff a Giacomo Manzù fino ai più grossi nomi dell'arte contemporanea. Un intreccio di relazioni che gli valgono prima il Cavalierato in Italia, poi la Bundesverdien Ästkreutz, la Croce al merito tedesca, per aver promosso scambi sociali e culturali fra i due Paesi. Alle pareti del Bacco anche la medaglia d'oro della Camera di commercio di Lucca. E lucchesi sono anche molti amici, una piccola comunità che frequenta il cenacolo di Mannozzi, che non a caso è anche il presidente dei Lucchesi nel mondo, associazione che conta decine di migliaia di soci emigrati nei cinque continenti.

I libri degli ospiti. Mannozzi scorre i libri degli ospiti _ ne ha raccolti diciassette _ e racconta volentieri aneddotti e storielle, con una mezza idea di scriverci prima o poi un libro.

«Il presidente Cossiga _ dice _ si fermò al Bacco con tutto il suo seguito. Prima e durante il pranzo mi chiamo più volte raccomandandomi di rifornire la sua numerosa scorta con panini al prosciutto e vino buono. Dopo alcuni anni fui premiato insieme ad altri ristoratori a Roma. Quando arrivò a consegnarmi la medaglia, mi scrutò, poi mi disse “Io sono stato a mangiare da lei, si ricorda di me?". Non credevo alle mie orecchie. “Presidente _ dissi _ come potrei aver dimenticato...”».

Sempre in tema di presidenti, il corpulento cancelliere Helmut Kohl apprezzava molto la cucina toscana ed era spesso ospite del Bacco, anche se Mannozzi ogni volta doveva mandare qualcuno al bar all'angolo per una weissbeer, la birra bianca berlinese, che Kohl preferiva al vino. Una volta poi che Kohl aveva da fare una telefonata riservata si rivolse a Mannozzi, che aveva appena acquistato uno dei primissimi telefonini, e gli spiegò l'abc della telefonia mobile: lo stupito cancelliere non ne aveva mai usato uno. I grandi dello spettacolo. Sul versante spettacolo la lista dei personaggi si fa lunghissima, come quella degli aneddoti, a cominciare da Romy Schneider, che amava la sua cucina tanto da presentarsi anche alle due di notte per un piatto di farro o una tagliata, tirando il patron giù dal letto, consapevole che mai le avrebbe detto di no. Tanti anche i grandi della musica classica che hanno cenato al Bacco, da Von Karajan ad Abbado, fino a Horowitz che _ ricorda Mannozzi _ sembrava vivesse in un altro mondo fatto solo di musica, e dirigeva un'immaginaria orchestra con la forchetta mentre mangiava gli spaghetti. Passando al cinema, da qui sono passati tutte le star protagoniste della Berlinale, e in particolare i vincitori del Bacco d'oro: la Loren, la Lollobrigida, la Cardinale, Alain Delon, Bruno Ganz, Mario Adorf, e poi più volte Benigni _ che ogni volta fa il matto per tutta la sera facendo piangere tutti dalle risate _, Salvatores, Giannini, Sordi...

Il party di Alberto Sordi. «Albertone _ racconta ancora il patron _ era un frequentatore abituale. Dopo due settimane nelle quali era venuto quasi tutti i giorni, mi chiese di accompagnarlo per scegliere insieme un po' di specialità tedesche al Cadeve, il più grande store di prodotti alimentari d'Europa, a pochi passi da qui. “Devo offrire un party a Roma _ mi disse _, farò una festa tedesca". Mi prese a braccetto e girammo a lungo per l'enorme supermercato pieno di delizie; alla fine comprò wurstel e altre cosette per diciassette marchi, neanche ventimila lire. Gli chiesi come pensava di offrire un party con quelle poche cose, “Eeehhh _ rispose _ ce metto insieme un po' de robba che ho in frigo, e hai voglia a magnà…"».

Tante anche le star della canzone, da Zucchero a Celentano, da Rod Stewart ai Duran Duran fino ai Queen che fecero festa grande, cantando, ballando e saltando sui tavoli, con Freddy Mercury sempre scortato da due guardaspalle che lo seguirono anche alla toilette.

«Mi spiegarono che il compito principale era di evitare che cadesse o si facesse male in qualunque modo, visto che un'eventuale guaio fisico avrebbe causato l'interruzione della tournée, e avrebbero rimesso un sacco di milioni».

Il Bocca di Bacco. Negli ultimi quattro anni il fascino del Bocca di Bacco del figlio Alessandro ha attirato una parte dei vip. Sting e l'ex cancelliere Schroeder sono fra gli ospiti fissi, ma in particolare sono i divi di Hollywood ad aver adottato il locale di Friedrichstrasse. Dove non è raro incontrare al tavolo vicino Steven Spielberg o Tom Cruise, Tom Hanks, la coppia Goldie Hawn-Kurt Russell o Hugh Grant, che si presenta sempre in ottima compagnia. A meno che non capiti come l'anno scorso, quando il bel Matt Damon volendo festeggiare il compleanno nell'intimità, ha affittato tutto il locale e le prestazioni di un violinista, poi insieme alla fidanzata vi ha trascorso una lunghissima serata romantica.

 Berlino, Febbraio 2005

Nel marzo del 2016 dopo 48 anni Massimo Mannozzi si è ritirato a vita privata e il Bacco di Berlino ha chiuso i battenti. Un pezzo di storia che se ne va.

 

 

 

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