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LA MIA STORIA TUTTA DA RIDERE

L’intervista che segue è tratta dal mio libro “Incontri straordinari – 70 interviste con personaggi che hanno quel qualcosa in più” (Florence Art edizioni). Una galleria di ritratti che lasciano emergere storie minimali o epiche, raccontano i loro sogni, le speranze, le passioni alla ricerca di quella scintilla che li ha trasformati in numeri uno. Storie che ci ricordano che ognuno di noi è un “incontro straordinario”, un universo pieno di meraviglie da esplorare. (lu.don.)

«Io un caratteraccio? Mah, non saprei, sono quelle etichette che ti appiccicano una volta, poi non te le levi più. In certe occasioni però mi piacerebbe fosse vero: quando ero più giovane e – come dire – molto energico nelle mie reazioni, a conti fatti piacevo di più. Oggi l’essere pacato, moderato, a volte mi lascia l’impressione che chi mi ascolta pensi che sia rincoglionito». Teo Teocoli ci scherza su, ma sa bene di non correre di questi rischi: arrivato “intorno ai settanta” è un ciclone, energia allo stato puro. Anche fuori dal palco passa da una storia all’altra, cambia voce e personaggio, racconta aneddoti e dà vita a un caleidoscopio di opinioni, ricordi, battute, personaggi. Ascoltarlo è un piacere, uno spettacolo, un’anteprima del Teo Teocoli Show teatrale.

Teocoli, cosa c'è in questo one man show, il quinto dal 2000 ad oggi?

«Ci sono tutti i classici, punti fermi dei miei spettacoli, che il pubblico mi richiede sempre: Caccamo, Celentano, Ray Charles... e poi pezzi di vita, i miei primi anni di carriera con più tonfi che trionfi, aneddoti con risvolti amari ma spesso assurdi e ridicoli. E ancora, vecchie storie vere condite con le canzoni dell'epoca eseguite dalla Doctor Beat band, il gruppo di ispirazione rhytm ’n blues con sezione fiati che da anni mi accompagna in tour».

Un esempio di queste storie?

«Quella della mia love story con Franchina: mi ero innamorato e tutte le sere andavo sotto il suo balcone a farle la serenata, ma senza chitarra, cantando a squarciagola come un cretino. Ero seminascosto in un piccolo tunnel sotto la ferrovia, con l’eco metallico e il rumore dei treni era una tortura per le orecchie. Una sera esce il padre, un napoletano, “Vattenne, piezz’e...”. Qualche sera dopo eseguo una canzone napoletana e lo conquisto, diventiamo amici. Quello che non sapeva è che intanto ero andato a segno con la figlia, sennò mi ammazzava. Ecco, credo che storie come questa possano succedere con altre formule e in altri contesti a chiunque, anche oggi, per questo divertono».

Non l'attira l'idea di un Teo Teocoli Show in televisione?

«Sì. Ma non mi è stato mai chiesto. Credo però che anche la televisione stia riscoprendo la stagione dei grandi one man show. Fiorello sopra tutti, e poi Panariello, sono andati benissimo. Ora in tv, visto che sono andati bene questi, ne cercano altri. Ma non è mica facile trovare i protagonisti. Servono tante componenti: l’età giusta, la comicità giusta, saper ballare, cantare, interloquire col pubblico divertendo. Purtroppo la televisione italiana ha trascurato il genere, ha puntato sui vari Zelig, Amici, Ballando con le stelle. Ora sembra che qualcosa stia cambiando. Ecco, se ci sarà la possibilità e ci saranno i margini, sono pronto a dire di sì».

Un ritorno, visto che negli ultimi anni in televisione si è visto meno che in passato...

«Già, e comunque ho continuato a fare il mio lavoro a pieno ritmo, divertendomi: teatro, anche con seratine volanti, e la radio che è una splendida esperienza, su Radio Montecarlo. Non dimentichiamo poi i cinque anni alla Domenica Sportiva, gli europei e i mondiali di calcio come commentatore. La Domenica Sportiva mi piaceva tanto, la mia ironia era adattissima a stemperare gli animi o rasserenare un allenatore perdente».

E allora perché ha lasciato?

«Non sono stato io, è stata una decisione aziendale. Non entro nel merito sennò faccio dei casini. Non sono più un ragazzo di primo pelo, prendo le cose con più filosofia e tranquillità, l’importante è non perdere la voglia di rimettersi in gioco».

Restando al calcio, cosa pensa del ritorno del calcio scommesse?

(Teocoli cambia voce e postura all’istante, diventa Caccamo N.d.R.). «Personalmente, aggio giocato assai con Tommaso o’Pallonaro, che è persona per bene, e infatti ci credo che sia stato pure con Sofia Lorèn e che ha costruito da solo la Michelangelo e la Raffaello. Abbiamo scommesso insieme e abbiamo perso, mannaggia. E allora quelli, i mariuoli che si vendono le partite, devono andare in galera, pecché se a Napoli ci togliete pure o’ calcio ritorniamo all'impero austroungarico. Vabbuò, borbonico, quelli che ci stavano prima, aggio sbagliato».

E Teocoli cosa ne pensa?

«Seriamente, questo è un altro giro del mondo in negativo per l’Italia; all'estero già oggi non ci disprezzano, ma ci guardano in modo molto critico. In Spagna dove passo molto tempo ci facciamo notare per la maleducazione, i livelli di voce, il non fare le file... Certo, abbiamo tanti lati positivi, siamo pieni di risorse, però cadiamo in queste miserie. Le scommesse come la politica sono cose che ci fanno vergognare. Dobbiamo cercare di cambiare, le capacità le abbiamo».

Tornando allo spettacolo, qual è il personaggio che si diverte di più a interpretare?

«Caccamo. È universale, me lo chiedono ovunque, anche per strada. A Napoli un taxista tempo fa chiese a un collega napoletano di fargli Caccamo, lui disse “Ma non sono io, è Teocoli...”, “Vabbuò, facitemelo lo stesso, me piace assai...”».

Perché lei, con un volto da attor giovane e un fisico invidiabile ha voluto a tutti i costi fare il comico?

«Sono molto pigro e impreparato, non ho mai studiato niente, né danza, né canto, né recitazione... Fare lo spiritoso era la cosa più facile; ebbi la fortuna di trovare il posto giusto, il Derby Club, dove ero andato per caso proprio mentre usavo il fisico per fare successo: era il 1970 e in Hair recitavo completamente nudo. Al Derby scoprii che mi piace divertire la gente pur non avendo l’espressione buffa o la faccia strana. Però ho la parlantina. Fare il comico mi soddisfa e non ho rimpianti per non aver fatto il cantante o il bello nel cinema. E poi il teatro ti rende più longevo di tutti: non capisco chi non si dà, non affronta il pubblico dal vivo. È lì che si avvertono le reazioni vere, le emozioni, o che si aggiusta un monologo in costruzione. Se canto Celentano ad esempio – peraltro io non lo imito, lo sostituisco – non si capisce chi è uno e chi è l'altro, e se accenno vecchie canzoni vedo gente in sala con gli occhi chiusi che ondeggia la testa e si gode hit di cinquanta anni fa. Come fa Adriano a rinunciare a tutto questo?».

A proposito di Celentano, lei sembra non essere in soggezione con nessuno, meno che con lui: perché?

«Non è più così, oggi ci sentiamo pochissimo, lui sta nel suo eremo. L'amicizia rimane, ma se avessi ancora l'adorazione, la soggezione per il grande artista che ammiravo da ragazzo, sarei un caso patologico»,

La storia del suo caratteraccio: se è nata, ci sarà un motivo...

«Ho un carattere forte, non le mando a dire. E nel mondo di oggi non si fa così: se non ci sei tu c'è un altro al tuo posto, si è persa la leadership dell'artista. A Studio Uno o Canzonissima, se mancava la Carrà o Baudo era un problema. Oggi gli artisti sono intercambiabili. Col tempo comunque ho smussato parecchi angoli del mio carattere».

Quanto coincidono il Teocoli pubblico e quello privato?

«Ormai faccio una vita normale, da padre di famiglia e da uomo sposato. Sono cambiati i tempi da quando si saltava qui e la. Faccio molto sport, sono ostaggio delle mie amatissime figlie e sono innamorato di mia moglie. E nel lavoro non ho più l’ossessione di pensare costantemente a realizzare cose nuove. Quando c’è la salute...».

Montecatini Terme, Aprile 2012

 

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